notizie / 01/09/2026 14:41

BRICS, L’ALLEANZA CONTRO IL PETRODOLLARO

I conflitti attuali e i complessi contesti geopolitici vedono al centro la volontà degli Stati Uniti di mantenere la propria egemonia globale. Questa supremazia economica nasconde e sostiene un debito pubblico record di circa 40 mila miliardi di dollari. Una cifra che gli USA riescono a sostenere grazie al "privilegio esorbitante": stampando i dollari che dominano il mondo, Washington ha storicamente finanziato enormi deficit di bilancio esportando l'inflazione e facendo acquistare i propri Titoli di Stato a prezzi folli dalle banche centrali di tutto il mondo. Nel 1965 il dollaro affrontò una forte crisi, quando il presidente francese Charles de Gaulle accusò apertamente Washington di usare dollari senza reale copertura aurea. De Gaulle restituì le riserve francesi in carta con tonnellate d’oro come ha fatto Macron nel 2025/2026. 
Per sostituire la base aurea nel 1970, gli USA si accordarono con l’Arabia Saudita nel 1974: che il petrolio sarà venduto solo in dollari, in cambio Washington avrebbe garantito protezione militare e politica. Ciò andò a beneficio solo dell’economia statunitense, consolidando la domanda mondiale di dollari.
È anche in questo contesto che nasce il blocco dei BRICS, un’alleanza economica e politica formata da undici Paesi con mercati emergenti, che vuole difendersi dall’egemonia degli USA con un mercato meno dollaro dipendente.
Costituito nel 2006 da Brasile, Russia, India e Cina e Sudafrica da cui BRICS. 
Per sostenere il BRICS è essenziale la sicurezza senza la quale il sistema crolla
Al centro di questo progetto ci sono tre pilastri: la cooperazione politica e di sicurezza, cooperazione economica e finanziaria e scambi tra i popoli.
Il Paese che ha bisogno di petrolio compra i dollari per pagare il fornitore. Poi, l'Arabia Saudita reinveste in dollari e compra titoli di Stato americani per rafforzare il prezzo del petrolio. Quindi il potere del dollaro garantisce il fornitore ma aumenta la domanda di dollari nel mondo, oltre a mantenere il valore monetario e la ricchezza dei Paesi arabi che lo possiedono. Questo è chiamato "potere geopolitico": così l'America gestisce i flussi finanziari globali tramite il SWIFT o BIC, che è un codice internazionale che controlla il flusso bancario durante un bonifico. 
Ma la guerra continua: gli Emirati Arabi sono usciti dall’OPEC (l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) dopo sessant’anni dall'adesione. Ciò fa capire quale rischio stiamo correndo e ci consente di capire il rischio che gli Stati Uniti corrono quando il dollaro perde valore rispetto a tutte le altre valute, perché il biglietto verde è il dominus dei mercati mondiali. Allora per difenderlo bisogna sopprimere la concorrenza petrolifera, soprattutto se è BRICS; quindi Russia, Venezuela e Iran, produttori di petrolio che non vogliono seguire il diktat del Petrodollaro. 
Tra le questioni più discusse, troviamo la volontà di ridurre la dipendenza dal petrodollaro. 
Questa condizione ha portato il gruppo BRICS a volere una de-dollarizzazione, usando quindi valute nazionali. Nel 2023 era stato addirittura discusso l’utilizzo di una nuova valuta comune basata sulle cinque valute delle potenze fondatrici del BRICS, chiamata R5. Si tratta tuttavia di un progetto complicato e difficile da attuare, per questo i Paesi membri continuano a preferire l’uso di valute nazionali per le transizioni. 
I conflitti locali attuali, come quello tra Stati Uniti, Venezuela, Iran e Russia tramite la guerra in Ucraina sono collegabili a questa spinta del BRICS per la de-dollarizzazione. Non è un caso che sia Caracas che Teheran, produttori di petrolio, abbiano più volte cercato di aggirare il circuito del dollaro per vendere il proprio oro nero. 
Le guerre di Washington vogliono disincentivare questi tentativi. 
In questo scenario, si aggiunge il ruolo centrale della Cina, la quale ha storicamente deciso di mantenere il valore della propria moneta nazionale basso, che gli consente di essere concorrente sui mercati internazionali per ciò che produce. Questa politica ha provocato una reazione forte da parte del Presidente Donald Trump, il quale accusa la Cina di “manipolazione valutaria”, ponendo un ultimatum: interrompere la svalutazione artificiale dello Yuan e riequilibrare la bilancia commerciale attraverso acquisti di beni americani. 
In questa prospettiva, ad oggi il dollaro detiene comunque la sua posizione centrale nel mercato mondiale. Non vi sono iniziative per diminuire il valore del dollaro nei paesi BRICS. Vogliono creare un mercato parallelo a loro uso e consumo senza essere penalizzati dal sostegno della fallimentare economia americana che si autosostiene con un’economia di guerra. 

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