BATTERIO KILLER: A FAMIGLIA RISARCIMENTO MILIONARIO
Ammonta a 1 milione e 200 mila euro la cifra che l’Ulss 8 berica e la ditta produttrice del macchinario killer dovranno pagare alla famiglia di Paolo Demo, medico anestesista che morì nel 2018 per un batterio contratto in sala operatoria. Demo infatti si è sottoposto ad un intervento nel 2016 al San Bortolo per la sostituzione della valvola aortica. Il macchinario incriminato è quello per la circolazione extra corporea che avrebbe dovuto essere disinfettato, e qui entra in gioco la responsabilità dell’azienda sanitaria, ma che comunque avrebbe potuto essere infetto all’origine, e in questo caso la responsabilità ricade sull’azienda produttrice. Ne è conseguita la decisione del giudice che ha suddiviso al 50 percento le responsabilità. La causa della morte del medico è dunque ascrivibile a complicanze sopraggiunte in seguito all’infezione acquisita dal paziente contestualmente all’operazione chirurgica. Furono gli appunti dell’anestesista, in cui descrisse quello che gli stava accadendo e le relative cause, e la successiva indagine della procura berica, a portare alla nascita di un “caso chimaera” che coinvolse numerosi ospedali italiani, sia veneti che di altre regioni. Furono tantissimi i pazienti operati a cuore aperto con quel macchinario e molti coloro i quali vennero aggrediti dal batterio.