UCCISO A BRUSEGANA, TRABALLA LA VERSIONE DEL KILLER
E se dietro la morte di Marco Cossi non ci fosse un tentativo di difendersi? E se il fatto che la vittima sia stata uccisa con inaudita violenza, mentre il presunto assassino non ha nemmeno una ferita, non nascondesse una versione alternativa? È su tutti questi dubbi che gli inquirenti lavorano da giorni dopo il fermo di Samuele Donadello, avvenuto giovedì, e accusato di omicidio volontario in ordine alla morte, una settimana fa esatta, dell'amico e prossimo socio in affari.
I punti non chiari nella ricostruzione dell'unico indagato cominciano a essere troppi. Perché una sola cosa è certa: le chat tra i due dimostrano che fu proprio Cossi a invitarlo a Brusegana, "per fumare" dice l'ultimo messaggio. Ma sul fatto che il coltello l'avesse portato lui, e che proprio dalla vittima sia partita l'aggressione, non ci sono conferme. Anzi.
La squadra mobile della sta arrivando a ipotizzare che l'omicidio non sia stata, come aveva riferito Donadello, una reazione incontrollata all’aggressione dell'amico.
Non quadra il luogo in cui l'assassino avrebbe detto di aver posteggiato l'auto: alcuni chilometri dal luogo dell’appuntamento con Cossi, sostiene Donadello. Ma le telecamere non sembrano confermare questa versione. Così come non torna agli inquirenti che, oltre alle venti coltellate fatali, Cossi abbia anche numerose ferite da difesa, - lo ha sancito anche l'autopsia - mentre l'amico (il presunto aggredito) nemmeno un graffio. Per concludere col movente, il progetto attribuito alla vittima di vendere droga con la copertura del furgone per i panini: per chi indaga, c'è un aspetto economico in tutta la faccenda che l'indagato avrebbe omesso di raccontare. Perchè? Se gli elementi in mano alla Questura dovessero prendere corpo, per l'indagato si aprirebbe anche il rischio dell'accusa di omicidio premeditato, oltre che volontario.