TV7 NEXT - LA CORRENTE DEL GOLFO STA RALLENTANDO
La corrente atlantica è uno dei grandi regolatori naturali del clima terrestre. Il suo nome tecnico è AMOC, Atlantic Meridional Overturning Circulation, cioè circolazione meridionale atlantica di capovolgimento. Si tratta di un sistema oceanico che trasporta acqua calda dalle zone tropicali verso il Nord Atlantico, contribuendo a distribuire calore e a stabilizzare il clima, in particolare in Europa.
Un nuovo studio pubblicato su Science Advances il 15 aprile 2026 ha però aggiornato in modo significativo le stime sul futuro di questo sistema. La ricerca, guidata da Valentin Portmann dell’Università di Bordeaux con ricercatori del CNRS e dell’Inria Centre Bordeaux Sud-Ouest, indica che l’AMOC potrebbe rallentare tra il 42% e il 58% entro la fine del secolo.
La stima media si colloca attorno al 51%, un valore molto più alto rispetto alle valutazioni precedenti, che indicavano un rallentamento medio del 32%. La differenza non riguarda solo il numero finale, ma soprattutto la precisione del calcolo. I vecchi modelli avevano margini di incertezza molto ampi, al punto da rendere difficile capire quale scenario fosse davvero più probabile.
COSA CAMBIA NELLE NUOVE STIME
Per anni i modelli climatici hanno fornito previsioni molto diverse sul destino della corrente atlantica. Alcuni indicavano un rallentamento limitato, altri prospettavano un indebolimento molto più marcato. La difficoltà stava nel capire quali modelli fossero più vicini alla realtà osservata.
Il gruppo di ricerca guidato da Portmann ha affrontato il problema confrontando decenni di osservazioni oceaniche con i principali modelli climatici disponibili. In particolare, ha utilizzato un metodo statistico chiamato regressione ridge, una tecnica già impiegata in ambiti come medicina ed economia, per individuare i modelli che meglio descrivono la salinità superficiale del Sud Atlantico, uno dei parametri chiave del sistema.
Il risultato è stato un restringimento forte dell’incertezza. La previsione passa da un rallentamento del 32% con un margine di errore molto ampio a una stima attorno al 51%, con un’incertezza molto più contenuta.
Questo significa che gli scenari considerati finora più pessimistici non sarebbero più così estremi. Al contrario, potrebbero descrivere con maggiore precisione ciò che sta accadendo.
Secondo Stefan Rahmstorf, del Potsdam Institute for Climate Impact Research, il rischio di collasso dell’AMOC, che per anni era stato stimato attorno al 5%, potrebbe oggi superare il 50%. Un salto enorme, soprattutto considerando le conseguenze potenziali di un cambiamento di questa portata.
LE CONSEGUENZE PER L’EUROPA E IL CLIMA GLOBALE
La corrente atlantica contribuisce a rendere più mite il clima dell’Europa occidentale. Trasporta calore verso nord, raffredda le acque, le fa affondare e mantiene attivo un grande nastro trasportatore oceanico.
Se questo sistema rallenta in modo significativo, gli effetti potrebbero essere molto concreti. In Europa occidentale si potrebbero registrare inverni più rigidi ed estati più secche. Le fasce di pioggia tropicale potrebbero spostarsi, con impatti pesanti su aree fragili come il Sahel, dove centinaia di milioni di persone dipendono dalle precipitazioni stagionali per agricoltura e sicurezza alimentare.
Un altro effetto riguarda il livello del mare. Un forte indebolimento dell’AMOC potrebbe contribuire a un innalzamento compreso tra 50 e 100 centimetri lungo alcune coste atlantiche, aumentando i rischi per città, infrastrutture e territori costieri.
C’è poi un fattore aggiuntivo: lo scioglimento della Groenlandia. L’acqua dolce che entra nell’Atlantico settentrionale riduce la salinità e può indebolire ulteriormente il meccanismo che fa affondare le acque fredde, fondamentale per il funzionamento dell’AMOC. Secondo Rahmstorf, questo elemento non sarebbe ancora pienamente incluso nei modelli analizzati, e potrebbe rendere il quadro ancora più critico.
La corrente atlantica non è quindi un fenomeno lontano o astratto. È una parte essenziale del sistema climatico globale. Il nuovo studio non afferma che il collasso sia inevitabile, ma mostra che il rischio potrebbe essere molto più alto di quanto si pensasse.
Per questo il tema riguarda direttamente la politica climatica, la riduzione delle emissioni e la capacità di adattamento dei territori. In climatologia, avere dati più precisi significa poter decidere meglio. E in questo caso i nuovi dati indicano una direzione chiara: il tempo per considerare la stabilità dell’AMOC un problema del futuro potrebbe essere finito.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.