TRE INCIDENTI IN 24 ORE: LA SICUREZZA CHE NON C’È
In ventiquattr'ore, tre gravissimi infortuni sul lavoro: due nel padovano, uno nel Veneto Orientale. Ma ciò che è più grave, è che la dinamica è in tutti e tre io casi rimasta la medesima: le cadute dall'alto che hanno coinvolto artigiani e operai del settore edile.
Dopo il caso di San Giorgio in Bosco di martedì scorso, quando un artigiano di 69 anni era caduto dal tetto del capannone di un'azienda commerciale che aveva ceduto sotto i suoi piedi, mercoledì sera, sempre nell'alta padovana, un secondo incidente molto grave. A rimanere gravemente ferito è stato stavolta un operaio di 66 anni, operante per una ditta esterna al di sopra del capannone della DiGlass Vetrerie di Piombino Dese, sarebbe caduto al suolo da un'altezza di circa cinque metri a causa del cedimento del tetto. È ricoverato a Padova, ma non rischia la vita. Terzo episodio, infine, quello accaduto sul litorale, sempre nelle ultime ore: a Caorle, all'interno di una casa in ristrutturazione, un 60enne originario di Eraclea è precipitato da alcuni metri d'altezza all'interno del cantiere, riportando un trauma cranico: è ancora ricoverato in osservazione all'ospedale di Mestre.
"È una situazione drammatica. Dobbiamo aspettare che ci scappi il morto prima di intervenire?". A porre questa domanda diretta è il segretario regionale veneto della UIL; Roberto Toigo. "La sicurezza sul lavoro deve diventare la priorità nel nostro Veneto", dice il sindacato. Ed effettivamente non può non far riflettere la coincidenza: tutti e tre gli incidenti degli ultimi giorni sono stati causati da cadute in edilizia, statisticamente la principale causa di infortuni, anche mortali, a livello nazionale. Hai voglia, perciò, a parlare id formazione e di cultura.
Se e quando accadono questi fatti, purtroppo la prima constatazione da fare è che il mancato rispetto delle norme di sicurezza pregiudica, la possibilità di evitare esiti tragici in caso di simili avvenimenti. Le norme ci sono, e vanno attuate: per lavorare in altezza, sono obbligatorie misure di protezione e di pre-protezione: parapetti, ponteggi e impalcati, ma poi anche singole imbracature, reti e sistemi di ancoraggio. Com'è possibile, allora, sentire ancora quotidianamente di simili accadimenti?
"Quello che manca è proprio la cultura preventiva", ammette con un filo di amarezza il segretario padovano della CGIL, Gianluca Badoer. Che sottolinea poi un altro dettaglio non indifferente, l'età (ben al di sopra dei 60 anni) degli operai coinvolti nei recenti fatti di cronaca. "Lavoratori ancora in cantiere, quando dovrebbero svolgere soprattutto il ruolo di maestri, trasmettendo la loro esperienza e conoscenza ai giovani, anche nelle modalità e nelle regole per salire sui tetti". Allarmi ancora troppo spesso ignorati, con la conseguenti notizie tragiche che - anche in veneto - continuano a susseguirsi.