VIOLENTÒ UNA BIMBA A MESTRE, ERA GIÀ INDAGATO
Massimiliano Mulas, 45 anni, oggi condannato in primo grado a 14 anni di carcere per l’aggressione sessuale a una bambina di undici anni avvenuta a Mestre nell’aprile del 2025, era già nel mirino dei carabinieri mesi prima del suo arresto.
Secondo quanto ricostruito dal settimanale piemontese La Fedeltà, le prime indagini erano partite in provincia di Cuneo, dove Mulas aveva vissuto per un breve periodo. Alcuni genitori avevano segnalato tentativi di adescamento, sia di persona sia online. Gli investigatori erano riusciti a identificarlo grazie a una serie di riscontri fotografici e la procura di Torino, competente per i reati informatici, aveva disposto una perquisizione nella sua abitazione, dove erano emersi centinaia di files pedopornografici e altri elementi di prova.
Nonostante ciò, l’uomo non era stato sottoposto a misure cautelari. Oggi, oltre alla condanna per i fatti di Mestre, Mulas è imputato in due distinti procedimenti a Cuneo e a Torino: deve rispondere di violenza privata ai danni di una quattordicenne e di una bambina di dieci anni.
Secondo le accuse, avrebbe creato falsi profili su TikTok fingendosi un ragazzino o una ragazzina, riuscendo ad avvicinare le giovanissime vittime e a chiedere loro foto e video mentre si cambiavano d’abito.
Di fronte a questa nuova vicenda, il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, invoca misure più rigide per la tutela dei minori online: “Vietare i social ai ragazzi sotto i 14 anni è una scelta di prudenza e di buon senso — ha detto — serve per proteggerli da chi si nasconde dietro uno schermo per colpire”.
Un vicenda, comunque, incredibile e che lascia dietro di sé una domanda: come è possibile che una persona già indagata per fatti così gravi abbia potuto continuare ad agire indisturbata?