VESTE ALL'OCCIDENTALE, AGGREDITA DAL FRATELLO
Lei, ragazza di origine marocchina, voleva vivere la sua vita in Italia come meglio credeva: un gesto di libertà che in patria non avrebbe mai potuto inseguire, e che invece qui, a Mira, dove si era ormai stabilita da tempo con la famiglia, la ragazza portava avanti vestendosi all'occidentale, con gli abiti che la facevano sentire bene. L'unico ostacolo era il fratello, un uomo che al contrario non tollerava che la sorella rifiutasse di indossare gli abiti tradizionali del paese di provenienza. Un vero e proprio affronto, agli occhi di lui, che all'ennesimo rifiuto è sfociato in una vera e propria aggressione: il ragazzo, dopo l'ennesima lite familiare causata dalla richiesta della sorella di proclamare la propria indipendenza, ha spaccato un bicchiere di vetro e con un coccio ha provato a sfregiarla, cosa che non gli è riuscita solo perché la ragazza si è protetta con un braccio e ha rimediato alcune ferite da difesa. Tanto è bastato, però, per far scattare l'allarme e le manette: l'uomo, in quell'occasione, era stato arrestato e aveva ricevuto un divieto di avvicinamento alla casa familiare.
Solo che poi, solo una settimana dopo, si era ripresentato a casa, minacciando stavolta anche la madre affinché, insieme alla sorella ritirassero la querela. Cosa impossibile, e che la legge vieta espressamente al giorno d'oggi nei casi previsti dal "codice rosso", proprio per evitare il rischio che sotto minaccia le vittime abbiano la tentazione di ritrattare. E così è stato: madre e sorella non si sono lasciate persuadere, hanno richiamato le forze dell'ordine ed è scattato il secondo arresto. Che è sfociato nella condanna, con rito abbreviato: la giudice del tribunale di Venezia ha condannato il fratello alla pena di due anni e cinque mesi. L'accusa aveva chiesto una condanna di 4 anni e due mesi.