TV7 NEXT - IA E IMPRESE: IL RUOLO DELLA RICERCA
L’intelligenza artificiale, o IA, è entrata in una fase nuova per le imprese. Dopo una prima stagione di curiosità e sperimentazione individuale, la vera sfida riguarda ora l’integrazione nei processi aziendali. Non si tratta più soltanto di usare strumenti generativi per scrivere testi, preparare documenti o velocizzare attività quotidiane. Il punto è capire come l’IA possa modificare mercati, modelli di business, organizzazione interna e competitività.
Manuel Roveri, professore ordinario al Politecnico di Milano, individua il ruolo dell’università e della ricerca in tre direzioni: aiutare le aziende a comprendere l’evoluzione della tecnologia, trasformare questa comprensione in progetti specifici di innovazione e formare competenze capaci di utilizzare l’IA in modo consapevole.
IA E IMPRESE: DALLA CURIOSITÀ ALL’INTEGRAZIONE
Per molte aziende, l’approccio all’intelligenza artificiale è cambiato rapidamente. Qualche anno fa prevaleva il bisogno di capire che cosa fosse l’IA e quali possibilità offrisse. Oggi, invece, molte imprese stanno già utilizzando strumenti di IA generativa. La domanda non è più soltanto conoscitiva, ma operativa.
Questo passaggio cambia anche il ruolo dell’università. Non basta spiegare che cosa faccia uno strumento. Serve aiutare le imprese a capire come quella tecnologia possa essere inserita nella visione aziendale, nel business e nel mercato di riferimento.
La distanza tra ricerca e impresa resta un nodo centrale. Per chi fa ricerca, innovare può significare migliorare un algoritmo, sviluppare nuovi dispositivi o sperimentare soluzioni avanzate. Per un’azienda, invece, innovazione significa anche valutare costi, benefici, risparmi, ritorni e sostenibilità organizzativa. Il ruolo della ricerca diventa quindi quello di tradurre complessità tecnologica in percorsi applicabili.
IA E IMPRESE: PRIVACY, DATI E COMPETENZE
Uno dei temi più sensibili riguarda la privacy e la gestione dei dati. L’entusiasmo per l’IA generativa ha portato molte persone e aziende a utilizzare rapidamente software di terze parti. Questo apre una questione decisiva: quali dati vengono inseriti negli strumenti, come vengono gestiti, dove finiscono e con quali garanzie.
Secondo Roveri, il tema è reale ma risolvibile. Le aziende stanno iniziando a comprendere che rilasciare dati aziendali può essere un aspetto cruciale. La ricerca sta lavorando anche su soluzioni che permettano di utilizzare l’IA garantendo confidenzialità, proprietà del dato e sicurezza.
La formazione diventa quindi una leva essenziale. Per adottare l’intelligenza artificiale non basta avere accesso a uno strumento. Servono competenze, consapevolezza e capacità di valutare dove la tecnologia possa produrre valore reale. L’IA che le imprese utilizzano oggi non sarà la stessa tra un anno o tra cinque anni. Proprio per questo, comprendere la direzione dell’evoluzione tecnologica diventa parte della strategia aziendale.
La sfida dei prossimi anni sarà tenere insieme velocità dell’innovazione e governance. L’intelligenza artificiale accelera, ma imprese, università e istituzioni devono trasformare questa accelerazione in strumenti comprensibili, sicuri e utili. La competitività non dipenderà solo dalla possibilità di usare l’IA, ma dalla capacità di integrarla nei processi senza perdere controllo, metodo e responsabilità.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.