notizie / 04/11/2026 14:10

TV7 NEXT - FAKE NEWS, L'IA NON È UNA FONTE

Le fake news e l'intelligenza artificiale rappresentano una sfida per il mondo dell'informazione, ma anche per la scuola, l'università e le imprese. La capacità di generare testi, immagini e video realistici rende la comunicazione più rapida e accessibile, introducendo nuove criticità legate all'attendibilità delle notizie e alla possibilità di manipolare l'opinione pubblica.
Il problema non riguarda soltanto la produzione intenzionale di contenuti falsi. Anche un sistema di intelligenza artificiale utilizzato per attività quotidiane può fornire risposte inesatte, inventare riferimenti o presentare informazioni non verificate con un linguaggio apparentemente autorevole.
Carmelo Ardito, professore di Informatica al Politecnico di Bari, approfondisce il rapporto tra intelligenza artificiale, disinformazione e responsabilità individuale.
Al centro della sua riflessione emerge un principio: la disponibilità di strumenti tecnologici capaci di elaborare rapidamente informazioni non elimina la necessità di verificarle.

FAKE NEWS E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: IL RISCHIO DELLE RISPOSTE CONVINCENTI

Uno dei limiti dei sistemi di intelligenza artificiale generativa è la possibilità di produrre contenuti plausibili ma inesatti.
Questi strumenti elaborano risposte attraverso modelli matematici e statistici, senza garantire automaticamente la corrispondenza di ogni affermazione con fatti documentati.
In alcuni casi possono generare quelle che vengono definite allucinazioni: informazioni inventate o errate, presentate con un linguaggio coerente e apparentemente credibile.
Ardito richiama proprio questa caratteristica, osservando come l'intelligenza artificiale possa tendere ad assecondare le aspettative dell'utilizzatore, fornendo risposte anche quando non dispone di informazioni sufficientemente affidabili.
Il rischio diventa particolarmente delicato quando i contenuti vengono utilizzati in ambito giornalistico, professionale o decisionale senza un controllo indipendente.
Una statistica inesatta, un riferimento bibliografico inesistente o una notizia attribuita alla fonte sbagliata possono compromettere la qualità dell'informazione.
La verifica delle fonti rimane quindi un passaggio indispensabile.
Controllare l'origine di una notizia, confrontare documenti differenti e risalire alle fonti primarie sono attività che non possono essere sostituite dalla semplice consultazione di un sistema generativo.
Il tema si estende anche ai social network.
Una notizia sensazionalistica può essere condivisa da migliaia di persone prima che qualcuno ne abbia verificato l'attendibilità. La ripetizione del messaggio finisce così per essere interpretata come una conferma della sua veridicità.
In realtà, il numero di condivisioni non costituisce una prova.
L'intelligenza artificiale può amplificare questo fenomeno, facilitando la produzione di contenuti, immagini e messaggi ingannevoli. Può inoltre essere utilizzata per generare commenti e interazioni artificiali, costruendo un'apparenza di consenso attorno a informazioni false.
La disinformazione nasce quindi dall'incontro tra strumenti tecnologici, meccanismi di diffusione delle piattaforme e comportamenti degli utenti.

AI ACT E DISINFORMAZIONE: LA TRASPARENZA NON GARANTISCE LA VERITÀ

La diffusione dei contenuti generati artificialmente ha portato l'Unione Europea a introdurre nuovi obblighi normativi.
L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, disciplina diversi utilizzi di questi sistemi e prevede specifiche misure di trasparenza.
L'articolo 50 stabilisce, per determinate categorie di contenuti generati o manipolati artificialmente, obblighi destinati a renderne riconoscibile l'origine.
Le disposizioni comprendono anche specifici obblighi informativi per i deepfake, cioè immagini, contenuti audio o video artificialmente generati o manipolati che possono apparire autentici.
Per i testi pubblicati con lo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse generale, il regolamento contempla ulteriori condizioni e alcune eccezioni, tra cui la presenza di controllo umano e responsabilità editoriale.
La normativa non introduce però una certificazione universale dell'attendibilità delle notizie.
Un contenuto prodotto dall'intelligenza artificiale può essere corretto, mentre un'informazione interamente scritta da una persona può risultare falsa.
La distinzione tra origine del contenuto e veridicità dell'informazione rimane quindi essenziale.
Le misure europee possono favorire una maggiore trasparenza, ma non eliminano il rischio di disinformazione né impediscono automaticamente la diffusione intenzionale di notizie false.
La responsabilità della verifica continua a riguardare chi produce, pubblica e condivide le informazioni.

SCUOLA E UNIVERSITÀ: LE COMPETENZE PER GOVERNARE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Per Carmelo Ardito, la risposta alla diffusione dell'intelligenza artificiale passa anche dalla formazione.
Scuola e università hanno il compito di integrare questi strumenti nei percorsi educativi, evitando che il loro utilizzo sostituisca lo sviluppo delle competenze individuali.
Il tema riguarda soprattutto le nuove generazioni, che possono utilizzare l'intelligenza artificiale per studiare, affrontare problemi e svolgere attività scolastiche.
L'accesso immediato a una risposta, tuttavia, può diventare un limite quando impedisce di comprendere il procedimento che ha portato al risultato.
La capacità di valutare una soluzione presuppone infatti conoscenze nella materia, autonomia di ragionamento e consapevolezza degli errori possibili.
Un risultato prodotto automaticamente non dovrebbe essere considerato corretto soltanto perché viene presentato in modo convincente.
La questione assume un significato preciso anche nel mondo del lavoro.
Le imprese possono utilizzare l'intelligenza artificiale per supportare attività operative, analizzare informazioni e migliorare determinati processi. Il valore di questi strumenti dipende però dalla capacità delle persone di valutarne i risultati e integrarli nelle attività aziendali.
Per i professionisti del futuro, conoscere l'intelligenza artificiale non significherà soltanto saper formulare istruzioni efficaci, ma possedere competenze sufficientemente solide per riconoscere quando una risposta sia inesatta, incompleta o non adatta allo scopo.
Il ruolo dell'università sarà quindi accompagnare l'adozione di nuove tecnologie senza rinunciare alla costruzione del sapere.
L'intelligenza artificiale può accelerare il lavoro e offrire nuove possibilità di ricerca e produzione. Rimane però uno strumento il cui utilizzo richiede controllo, conoscenza e responsabilità.
Il rischio più importante non è soltanto quello di ricevere informazioni sbagliate, ma di perdere progressivamente la capacità di riconoscerle.
In un contesto nel quale ottenere risposte è diventato estremamente semplice, la competenza decisiva sarà saper distinguere quelle corrette da quelle soltanto convincenti.

Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.

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