POLIZIA: ARRIVANO NUOVI AGENTI MA CARENZA È CRONICA
Arrivano i nostri, ma mica tanto. Il governo, nei giorni scorsi, aveva trionfalmente annunciato l'imminente ingresso in servizio in Veneto di più di cento nuovi agenti della Polizia di Stato, provenienti dalle graduatorie stilate dopo l'ultimo corso allievi. Una boccata di aria fresca, per le nostre Questure sul territorio: questo è certo. Eppure la realtà è un po' diversa da ciò che spesso si racconta.
A Vicenza, città in cui il ministro Piantedosi aveva a marzo scorso promesso l'arrivo di nuovi rinforzi dopo l'esplicita richiesta delle istituzioni cittadine, sarebbero stati assegnati 15 poliziotti. "Sarebbero" perché in queste ore sta circolando negli uffici italiani una lista provvisoria. Che se venisse però confermata manderebbe nella questura berica ben meno dei 20 agenti in più promessi dal ministro in persona, e certamente insufficienti almeno a coprire i prossimi pensionamenti, almeno una trentina nei prossimi due anni. Una situazione solo parzialmente risolta, che ci viene confermata anche da Mirco Pesavento, padovano e segretario nazionale del SAP. "In Italia il corpo nazionale della polizia conta circa 97 mila unità, ma ne mancano circa novemila per colmare la pianta organica necessaria", ci spiega Pesavento. E questo, ovviamente, ricade a cascata sulle questure, i commissariati e gli uffici nei territori: Padova e Verona, città le cui questure sono accresciute di fascia negli ultimi anni, ancora non hanno il personale adeguato ai loro nuovi standard. Il governo meloni qualcosa ha compiuto: ha inserito in organico una quantità di personale per lo meno sufficiente per coprire i pensionamenti ed evitare il saldo negativo. Ma è evidente che per colmare il gap complessivo, servono investimenti molto più massicci: sui concorsi, certo, ma pure sulle scuole di polizia (sempre di meno) e sugli istruttori, che pure latitano. Difficile, insomma, che senza un piano massiccio e strutturato la situazione possa cambiare nel breve termine.
Chiediamoci, allora, in che cosa vogliamo che il nostro stato investa. L'Europa ci dice che dobbiamo stringere i cordoni su tutto, ma non sugli armamenti e sulle guerre. E così allora facciamo: spendiamo in armi, e continuiamo a risparmiare sui veri problemi che la cittadinanza sente davvero: scuole, infrastrutture, sicurezza e sanità. Prima o poi, il conto di queste strategie è destinato ad arrivare.