IN 4 ANNI PERSO IN VENETO IL 40% DEI MEDICI DI BASE
Benessere e scienza hanno contribuito ad allungare le aspettative di vita. In un Paese come l'Italia dove la bilancia tra nuovi nati e anziani pende inequivocabilmente dalla parte della popolazione âgé, serve ripensare il sistema sanitario. Come fare per dare risposte tempestive e diffuse in tutti i terriori anche quelli più rurali? Ecco che qualcuno in passato aveva giustamente individuato la soluzione nel medico di famiglia. Presente pressoché ovunque correva al capezzale di ogni famiglia nel momento del bisogno. I cambiamenti epocali ne hanno stravolto la quotidianità relegandolo negli ambulatori tra burocrazia e un crescente numero di pazienti da seguire; 1.500 / 1.800. Risultato? I nostri giovani stanno schivando questa professione e laurea di medicina in pugno scelgono altri percorsi. Un serio problema nel caso del Veneto , dato che negli ultimi 4 anni il 40% di questi professionisti è andato in pensione e manca un ricambio generazionale. Cosa fare? Tra le recenti soluzioni sono arrivate le Case di Comunità, piccoli ospedali territoriali in cui inserire i giovani medici di base sgravandoli dalla burocrazia, costi per il personale di segreteria e affitto dello studio. Sulla carta tutto bello. Queste strutture nascono proprio per soddisfare il crescente bisogno di sanità della popolazione che altrimenti si riverserebbe nei Pronto Soccorso e aiutare la professione in questione. La volontà di dare una mano alla Regione c'è, di recente un accordo siglato dal maggior sindacato di categoria la FIMMG , conferma quanto detto. Il problema principale però resta. Se nessuno vuole fare più il medico di base, forse occorre partire dal rendere nuovamente attrattiva la professione rivalutando nuovamente la figura professionale che nella memoria di un passato che non tornerà più, nei piccoli borghi veniva considerata più importante anche del Sindaco.