ECCO I DG DELLA SANITÀ: “NON BUROCRATI, MA SINDACI”
Non solo direttori generali, ma veri e propri sindaci della sanità. È così, che il presidente Alberto Stefani vuole che sia instradata l’attività dei nuovi manager messi dalla regione a guida delle azienda sanitarie del territorio e degli ospedali. Dopo la nomina arrivata sabato scorso, a Palazzo Balbi è stato il giorno dell’insediamento ufficiale, con firme, foto e strette di mano, soprattutto con il primo confronto tra il presidente regionale, l’assessore alla sanità Gerosa, e tutti i dg, vecchi e nuovi. Un faccia a faccia che si è concretizzato nella firma di un patto: un decalogo di obiettivi che tutti hanno sottoscritto, e che raccoglie le indicazioni operative principali. Missioni, punti cardine, chiamateli come preferite: dalla telemedicina alle case di comunità, dalle liste d’attesa alla qualità del lavoro.
Tra i manager, l’unica conferma è Dal ben, che rimane commissario a Belluno. Per la gran parte si tratta di volti già noti che comunque cambiano azienda: Fortuna passa all’ospedale di Padova e lascia l’ULSS 6 alla rientrante Benini. Simionato torna allo IOV dopo nove anni, Bramezza prende il timone nel veneto Orientale il cui direttore, Filippi, finisce all’ULSS Polesana. Sei sono invece i volti nuovi, e c’è pure qualcuno che fa già discutere: Peter Assembergs, bocciato dalla sanità lombarda nel 2023 dopo il covid, diventa dg a Vicenza. “Tutti profili di assoluta competenza”, garantisce però la regione. Che per voce del suo presidente, che primo cittadino lo è stato fino all’altro ieri, chiama i medici ad essere più “sindaci”, e cioè più vicini possibile ai cittadini.