ARTE O PROPAGANDA? È SCONTRO APERTO EUROPA-BIENNALE
Da sempre l'arte ha promosso il valore universale del dialogo ed ha utilizzato i suoi linguaggi per denunciare abusi e ingiustizie, ma dall’altro lato c’è sempre stato chi, per meri fini di propaganda politica, ha utilizza l'arte come strumento per i suoi fini. Ecco perché quando arte e politica si mescolano, il rischio di non percepire dove stia il confine c'è, sempre. Da quando la Russia ha invaso militarmente l'Ucraina, i casi di musicisti, artisti e attori russi a cui le istituzioni europee hanno chiuso le porte di auditorium, musei e teatri sono stati tantissimi. Ma più di quegli episodi, oggi, fa rumore il caso di chi quelle porte ha deciso di riaprirle.
Parliamo della Biennale di Venezia, che dopo tre anni di estromissione ha deciso di riaprire alla Russia la possibilità di esporre nel suo padiglione alla rassegna d'arte che prende il via il 9 maggio. Dall'annuncio del ritorno dei russi e dei bielorussi alla Biennale, il primo caso era esploso a marzo, quando i ministri degli Esteri e della Cultura di ben 22 Paesi europei avevano firmato una lettera aperta al presidente Buttafuoco perché facesse marcia indietro, escludendo i due paesi dalla rassegna veneziana. Ancora più dura, è stata l'entrata diretta della Commissione Europea: l'Agenzia esecutiva per l'istruzione e la cultura ha infatti chiesto ufficialmente alla Biennale di fornire una lettera di chiarimenti e di revocare la decisione di riaprire a Russia e Bielorussia i loro padiglioni. Se continuerà ad accettarne la presenza, l'Europa revocherà la sua sovvenzione pari a 2 milioni di euro.
Una minaccia che ha scatenato la reazione del governo italiano ma anche del Veneto: il ministro Giuli e l'ex presidente Zaia hanno subito ribattuto che l'arte dev'essere strumento di pace, e luogo di apertura di ponti, non di esacerbazione degli animi. L'Europa però ha condannato la decisione di Venezia, e ha ribattuto: "Gli eventi culturali finanziati con il denaro dei contribuenti europei - il testo della missiva inviata a Buttafuoco - dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, valori che non vengono rispettati nella Russia odierna".
Chi ha ragione? Che cosa è arte e libertà d'espressione, e che cosa invece rischia di diventare una vetrina alla propaganda del governo russo? La Biennale presto fornirà le sue risposte, difendendo la propria scelta. Ma Bruxelles è stata categorica: se entro trenta giorni non ritirerà il pass a Mosca, i fondi verranno tagliati.