DIANA NON FU UCCISA: È STATO UN TRAGICO INCIDENTE
Un incidente banale, tragico. Ma a dispetto di ciò che si pensava, solamente un incidente. Diana Canevarolo, la donna di 49 anni di Torri di Quartesolo, ritrovata esanime nel giardinetto della sua palazzina e deceduta dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale, non è stata uccisa. Non è stata né spinta dalla finestra, né colpita mentre era fuori a fumare una sigaretta. Probabilmente è caduta da sola, accidentalmente, per colpa di una forte ubriacatura.
Sono queste, le ultime risultanze dei periti medico-legali nominati dalla Procura di Vicenza dopo il ritrovamento della vittima a terra, il 4 dicembre scorso, e il decesso avvenuto alcuni giorni dopo.
La donna avrebbe sbattuto la testa da sola, su un'alzata in cemento, e sarebbe così caduta dalla panchina alla quale si era appoggiata, mentre versava in uno stato di forte alterazione alcolica. Aveva bevuto troppo, hanno scritto i periti nell'autopsia che ha ricostruito come sia morta la 49enne vicentina, a causa del grave trauma cranico riportato.
L'avevano trovata al mattino con una profonda ferita alla testa, una circostanza che aveva alimentato le ipotesi peggiori: la Procura aveva aperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti, ma degli esami oggi è uscita un'altra verità.
La ricostruzione più plausibile, hanno scritto i medici legali, è che la donna sia uscita in giardino, si è seduta sulla panchina e, forse in posizione precaria, è caduta sbattendo la testa. Aveva un tasso alcolico di 3 grammi per litro: potrebbe essere finita in stato di incoscienza, cadendo violentemente al suolo sul lato sinistro e sbattendo la testa contro il corpo in cemento. Un drammatico incidente domestico, ma nessuna aggressione: su questi elementi, il magistrato ora potrebbe decidere di archiviare l'indagine.