IL TURISMO A VENEZIA CONTINUA A FAR DISCUTERE
Diecimila euro di multa per la gestione dei dati personali legati al contributo d’accesso. È la sanzione pagata dal Comune di Venezia dopo che il Tribunale ha dato ragione al Garante della privacy.
La vicenda risale alla prima sperimentazione del ticket, tra primavera ed estate del 2024. Nel mirino non è finito il contributo in sé, ma il sistema utilizzato dal Comune per raccogliere i dati di visitatori e persone esentate dal pagamento.
Secondo il Garante, e poi anche secondo il Tribunale, i dati richiesti erano sproporzionati rispetto alle finalità del trattamento.
La sanzione iniziale poteva arrivare fino a 20 milioni di euro, ma è stata ridotta a 10mila grazie alla collaborazione del Comune e all’assenza di precedenti violazioni.
Ca’ Farsetti, però, non intende fermarsi: dopo una delibera di Giunta attesa a settembre, il Comune annuncia il ricorso in Cassazione. La parola fine, dunque, è ancora lontana.
Un fatto che riaccende i riflettori sul contributo d’accesso. Nato per disincentivare l’arrivo dei turisti giornalieri in città nei giorni di maggiore afflusso, ha chiuso lo scorso luglio i primi tre anni di sperimentazione.
In totale poco più di 1,8 milioni di ticket emessi per un incasso totale di oltre 13 milioni di euro.
E per il futuro sono attesi grandi cambiamenti. Il nuovo sindaco di Venezia Venturini ha già annunciato di voler aumentare la cifra fino a 50 euro, e non esclude di estendere il pagamento anche ai residenti in Veneto.
Per la Giunta, il modo per disincentivare ancora di più l’arrivo di turisti nei giorni più critici. Le opposizioni, però, lo ritengono solo un modo per fare cassa e chiedono che venga introdotto un piano più strutturato per combattere l’overtourism: tra le proposte delle minoranze un tetto agli arrivi giornalieri e una regolamentazione degli affitti brevi.
Una discussione destinata a tener banco in città ancora per molto tempo.