TV7 NEXT - NUOVA TRANSIZIONE 5.0 IN VENETO
La Nuova Transizione 5.0 in Veneto parte con numeri significativi: nei primi tre mesi gli investimenti comunicati dalle imprese hanno raggiunto 773 milioni di euro, pari al 14% del totale nazionale. Un risultato che colloca la regione al secondo posto in Italia, alle spalle della Lombardia, e che racconta un tessuto produttivo ancora fortemente orientato verso innovazione, tecnologia e nuovi investimenti.
TV7 Next si occupa abitualmente di ricerca, tecnologie e trasformazioni che stanno cambiando il nostro modo di vivere e di produrre. Questa volta lo sguardo si sposta sugli strumenti che permettono all’innovazione di entrare concretamente nelle aziende.
Perché sviluppare nuovi processi produttivi, acquistare macchinari tecnologicamente avanzati, introdurre software o investire nell’autoproduzione energetica significa prima di tutto programmare investimenti. Ed è proprio su questo terreno che interviene il nuovo Piano Transizione 5.0.
Secondo i dati comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e riportati dal Corriere del Veneto, a metà settembre gli investimenti comunicati al GSE avevano raggiunto complessivamente 5,47 miliardi di euro a livello nazionale. Di questi, 773 milioni riguardavano il Veneto, secondo soltanto alla Lombardia con 1,2 miliardi.
UN TERRITORIO CHE CONTINUA A INVESTIRE
Il risultato non arriva da un territorio nuovo a questo tipo di strumenti.
Anche nella precedente Transizione 5.0 il Veneto aveva raggiunto risultati rilevanti: gli incentivi riconosciuti alle imprese regionali erano stati pari a 786 milioni di euro, con quasi 2 miliardi di investimenti mobilitati. La regione rappresentava il 18% delle risorse distribuite a livello nazionale, ancora una volta seconda alla Lombardia.
I primi dati della nuova misura mostrano quindi una continuità nella capacità delle imprese venete di programmare investimenti e utilizzare gli strumenti messi a disposizione per la trasformazione industriale.
Il nuovo Piano segna però anche un cambiamento rispetto al precedente modello.
L’iperammortamento 2026-2028 ha sostituito il meccanismo dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 e consente una maggiorazione fiscale del costo dei beni agevolabili. La misura sostiene gli investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati e, nel rispetto dei requisiti previsti, quelli destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e ai relativi sistemi di accumulo.
L’orizzonte temporale è inoltre più ampio: sono interessati gli investimenti effettuati dal primo gennaio 2026 al 30 settembre 2028. L’obiettivo dichiarato dal MIMIT è sostenere la trasformazione digitale ed energetica del sistema produttivo nazionale, offrendo alle imprese una prospettiva pluriennale nella programmazione degli investimenti.
NON SOLO INCENTIVI: IL RAPPORTO TRA MIMIT, TERRITORI E IMPRESE
Accanto agli strumenti economici, un altro elemento riguarda il rapporto tra istituzioni e sistema produttivo. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sta infatti rafforzando la propria presenza sul territorio attraverso le Case del Made in Italy, le articolazioni territoriali del Ministero rivolte alle imprese.
Intervistato da TV7 Next, Amerigo Splendori, Direttore Generale per i Servizi Territoriali del MIMIT, ha sottolineato come l'obiettivo sia quello di riavvicinare gli uffici ministeriali ai territori e offrire assistenza tecnica alle aziende, tenendo conto delle caratteristiche specifiche dei diversi sistemi produttivi locali.
Un approccio che diventa particolarmente importante quando le misure destinate all’innovazione richiedono alle imprese non soltanto di conoscere l’agevolazione, ma anche di comprendere requisiti, procedure e modalità di applicazione.
Proprio i risultati del Veneto mostrano quanto la capacità di innovare sia legata anche alla velocità con cui il sistema produttivo riesce a trasformare un’opportunità normativa in un progetto industriale.
IL VENETO TRA TECNOLOGIA, MACCHINARI E NUOVI INVESTIMENTI
A TV7 Next, Lucilla Lanciotti, Direttore Tecnico di NovaFund SpA, ha evidenziato come il Veneto avesse già mostrato una particolare capacità di utilizzo degli strumenti previsti dalla precedente Transizione 5.0.
Una tendenza che i primi numeri del nuovo Piano sembrano confermare.
Secondo quanto dichiarato da Lanciotti, tra gli investimenti che stanno caratterizzando questa prima fase emergono soprattutto nuovi impianti e macchinari. Sul fronte dell’autoproduzione energetica, molte imprese venete avevano invece già realizzato investimenti significativi negli anni precedenti.
Il dato dei 773 milioni assume quindi un significato che va oltre la dimensione fiscale della misura: mostra la volontà di una parte rilevante del sistema industriale veneto di continuare a investire nonostante uno scenario economico ancora complesso.
L’innovazione non è soltanto una nuova tecnologia, un algoritmo o un macchinario. È anche la capacità di portare quelle tecnologie all’interno delle aziende, trasformandole in processi produttivi, maggiore efficienza e competitività.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.