TV7 NEXT - IDROELETTRICO, IL VENETO CAMBIA ROTTA
IDROELETTRICO IN VENETO UNA REGIA REGIONALE
Il Veneto mette mano a una delle partite energetiche più delicate e strategiche del prossimo futuro: quella dell’idroelettrico. Un settore che in Italia continua ad avere un peso decisivo e che, proprio nelle regioni del Nord, si intreccia con temi centrali come autonomia energetica, gestione delle risorse naturali, competitività industriale e ricadute economiche sui territori.
L’energia idroelettrica, del resto, non è una voce marginale del sistema energetico nazionale. Resta la principale fonte rinnovabile italiana e copre circa il 14 per cento del fabbisogno energetico complessivo. Da sola vale oltre il 40 per cento della produzione da fonti rinnovabili. Un dato che basta a far capire come il comparto continui a essere una colonna portante della transizione energetica, anche in una fase in cui il dibattito pubblico si concentra spesso soprattutto su fotovoltaico ed eolico.
A rendere ancora più evidente il ruolo dell’idroelettrico è la sua distribuzione geografica. Circa l’80 per cento della produzione nazionale arriva dalle regioni del Nord, dove la conformazione del territorio, la presenza di bacini montani e una lunga tradizione infrastrutturale hanno reso possibile lo sviluppo di grandi e medie derivazioni. In Italia si contano oltre 4.800 impianti, tra grandi dighe, centrali e sistemi ad acqua fluente. Un patrimonio energetico costruito nel tempo, a partire da una storia che affonda le sue radici già alla fine dell’Ottocento, con la prima centrale italiana attivata a Paderno d’Adda nel 1895.
Oggi, però, il settore si trova davanti a una doppia sfida. Da una parte c’è l’esigenza di ammodernare molti impianti storici, spesso in funzione da decenni, attraverso interventi di revamping, cioè di aggiornamento tecnologico e strutturale. Dall’altra c’è la necessità di rendere la produzione più compatibile con gli equilibri ambientali e più funzionale a un sistema energetico che richiede sempre più capacità di accumulo e flessibilità. Per questo si guarda con crescente interesse anche agli impianti di pompaggio, che consentono di stoccare energia e di bilanciare la variabilità di altre fonti rinnovabili. Intanto si lavora su turbine più sostenibili e su sistemi che migliorino i deflussi, così da ridurre l’impatto sugli ecosistemi.
IDROELETTRICO E LA REGIONE DEL VENETO
In questo quadro nazionale si inserisce il caso Veneto, dove la Regione sembra intenzionata a cambiare rotta in modo netto. Il punto politico e amministrativo riguarda soprattutto le concessioni idroelettriche, con uno sguardo già rivolto al 2029, anno in cui scadranno quelle relative alle grandi e medie derivazioni. La linea che emerge è chiara: niente proroghe automatiche e una regia pubblica più forte per governare il futuro del comparto.
A delineare questo orientamento è l’assessore regionale Massimo Bitonci, che sarà relatore al Forum Duezerocinquezero il 23 aprile a Padova, ha indicato la volontà di costruire una cabina di regia regionale per accompagnare il riassetto del settore. L’idea è quella di superare un modello percepito come troppo distante dai territori e di dare vita a una governance in cui il Veneto possa avere un ruolo diretto nella pianificazione e nella valorizzazione della risorsa idrica ed energetica. Tra le ipotesi allo studio c’è anche un modello societario a capitale pubblico prevalente, basato su una partnership tra la Regione e i gestori veneti degli impianti. In questa prospettiva, un ruolo centrale potrebbe essere affidato alla Provincia di Belluno, che concentra la parte più significativa delle centrali e che, per ragioni geografiche e produttive, rappresenta il cuore del sistema idroelettrico veneto.
La questione non riguarda soltanto la proprietà o la gestione amministrativa delle concessioni. In gioco c’è soprattutto il valore economico di un settore che, secondo le stime, muove circa 400 milioni di euro all’anno. Una cifra importante, che la Regione del Veneto intende sempre più legare a un ritorno concreto per il territorio. Il principio indicato è semplice: l’energia prodotta dalle montagne venete potrebbe tradursi in benefici più tangibili per cittadini e imprese, a partire dal contenimento delle bollette e da un sostegno più forte alla competitività del sistema produttivo.
Servizio a cura di Claudia Chasen - Redazione TV7