LA FURIA MARANZA: “RABBIA PER UNA VITA DI OSTACOLI”
Giovani che spaccano vetrine, che saccheggiano negozi, che prendono di mira i simboli del denaro e del potere per farsi belli, e farsi bulli. Gesti inqualificabili da qualunque angolazione, e che anzi sfruttano le legittime proteste di studenti, autostrasportatori sul lastrico e famiglie in difficoltà, per mischiarsi alle folle e mettere sotto scacco le città. Questo è il racconto di ciò che vediamo. Ma che cosa c'è dietro? Da che cosa viene tutta questa rabbia irrefrenabile di ragazzi molto spesso minorenni? Psicologi e sociologi concordano, su questo aspetto: i cosiddetti "italiani di seconda generazione", i figli degli immigrati, sono arrabbiati perché italiani non si sentono. E non si sentono italiani perché vedono uno Stato - inteso come istituzione - e un Paese - inteso come collettività - che non ha mai fatto abbastanza per farli sentire davvero accolti, se non addirittura parte dello stesso popolo.
La vita di questa ragazzi e ragazze è costellata di contraddizioni. Crescono in Italia e parlano magari pure i nostri dialetti, ma per la legge non sono italiani. Anche quando avranno una carta d'identità in tasca, verranno fermati per i controlli di polizia sempre e comunque: nulla da nascondere, per la maggior parte di loro, ma chiunque si stuferebbe, dopo un po', a dover mostrare i documenti ad ogni pattuglia su strada. Lo ripetiamo a gran voce: nessuna giustificazione, mai, a vandalismi, teppismi e devastazione. Ma se la Francia ha fatto i conti da tempo con la rabbia delle banlieue, per l'Italia questa è la prima volta assoluta. Un fenomeno sociale profondo e radicato, che emerge in tutta la sua difficoltà.