L’URLO IN PIAZZA: “BASTA REPRESSIONE, ASCOLTATECI”
Sale la tensione nelle piazze italiane, e sale l’attenzione delle forze dell’ordine, con la risposta repressiva del Governo che per qualcuno difende le città, per qualcun altro non fa altro che inasprire i toni.
Padova e Verona sono state, in Veneto, cuore delle proteste di piazza nel fine settimana. Nella città del Santo ben quattro manifestazioni, e gli unici scontri avvenuti in serata quando davanti alla stazione ferroviaria la Polizia ha disperso i manifestanti con gli idranti e le cariche, e fermato quattro persone per aver cercato di forzare il blocco ed entrare in stazione. A distanza di 48 ore, però, il collegio dei giudici del tribunale di Padova non ha convalidato l’arresto dei quattro ragazzi, tutti incensurati e non legatyi ad alcuna sigla o partito, fermati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale: non ci sarebbe la prova di aver agito in questo modo - dicono i giudici - circostanza inusuale per un arresto in flagranza. Una notizia che rafforza e rinfocola le proteste di chi, anche all’esterno del tribunale, si era radunato proprio per portare loro solidarietà. Ragazzi che chiedono meno repressione, e più ascolto.
Quello di Padova è un fatto: il giudice ha ritenuto non ci fossero le basi per operare sabato i quattro arresti in flagranza, e li ha rispediti al mittente in attesa di capire a cosa porteranno eventuali nuove indagini. Così come però è un fatto anche quello di Verona, dove le legittime proteste sono passate in secondo piano dopo un nuovo weekend di tensioni, vandalismi e saccheggi. 108 persone identificate, 23 portate in Questura e alla fine tre denunciati: in Prefettura a Verona è andato in scena un vertice scon sindaco e questore, per fare il punto della situazione.
“La violenza non è da condannare, ma da comprendere”, urlano oggi gli attivisti che si danno appuntamento per venerdì 30 ottobre, nelle piazze di Padova e d’Italia, per lo sciopero generale che coinvolgerà lavoratori e studenti. Ed è vero: nessuna delle due parti deve eccedere, sia essa la polizia o chi manifesta. Il rischio, invece, è che venerdì si alzi ancora l’asticella delle violenze: unico modo, dicono loro stessi, per provare ad essere ascoltati.