INCHIESTA SUL TRIBUNALE ISLAMICO: È ANCORA BUFERA
Sull'autoproclamata camera arbitrale islamica di Padova c'è ora un'inchiesta aperta della Procura della Repubblica. È questa, ad oggi, l'unica novità effettiva e concreta sul tribunale privato, basato sulla legge della Shari'a, e istituito in uno studio legale di via Armistizio. Un ente su cui, da due giorni a questa parte, si è agitato un putiferio di polemiche. Il fascicolo aperto dal procuratore padovano Racanelli – per ora senza indagati né ipotesi di reato - è di per sé un pro forma, un atto dovuto dopo l’esposto di Futuro Nazionale che la procura non poteva ignorare. "La Lega farà tutto il possibile - denunce, segnalazioni, esposti, mobilitazioni - per fermare questa follia. In Italia esiste una sola legge, quella italiana", ha scritto sui social il vicepremier Salvini, mentre l'eurodeputata leghista Cisint ha annunciato di proporre all'ordine degli avvocati la radiazione del l’artefice diq uesto studio, l'avvocato Omar Vanin, docente a contratto di diritto commerciale dell'Università di Padova. Futuro Nazionale, invece, ha annunciato un sit-in per sabato mattina in Prato della Valle. Palazzo Moroni, che ha dato mandato alla Polizia Locale di verificare, nelle ultime ore ha invece smorzato i toni.
Per dovere di cronaca, vanno fatte comunque due doverose precisazioni. La prima: un tribunale sito in Italia e basato sulla legge islamica, come questo propone, non può in alcun modo andare al di fuori delle leggi italiane. Non può decidere su fatti di rilevanza penale né irrogare sanzioni, non può dirimere questioni sull'affido dei figli di una coppia musulmana. Può, al limite, entrare nel merito di questioni - commerciali, civili, o familiari - che sono esclusivamente islamiche, e che il nostro codice non prevede. La seconda nota, è poi la constatazione che camere arbitrali di questo tipo, nel mondo, ce ne sono eccome e non da ieri: in Inghilterra esiste dal 1982 l'Islam Sharia Council di Leyton, nord-est di Londra, ma qui in Italia ancora non se n'era sentito parlare, e la notizia ha fatto rapidamente il giro della rete e dell'opinione pubblica.
C’è però un altro punto fermo: l'Unione delle Comunità Islamiche in Italia, oggi, in una nota ha formalmente invitato i musulmani a diffidare dell'arbitrato islamico. "In Italia la giustizia è una sola ed è quella dello Stato", le parole diramate dal quartier generale di Roma. "Per il musulmano italiano, affidarsi alla giustizia dello Stato non è una rinuncia alla propria fede", la chiosa, "ma ne è coerente espressione".