I GIUDICI: ECCO PERCHÈ FAVERO UCCISE GIADA ZANOLA
Furia, gelosia, senso di impotenza e di umiliazione. Sono state queste, le sensazioni che hanno spinto Andrea Favero, quarantenne camionista di Vigonza, a uccidere l'ex compagna, Giada Zanola, narcotizzata e lanciata sull'A4 da un cavalcavia. Sono queste, le conclusioni a cui è giunta la corte d'assise del tribunale di Padova, oggi contenute nel documento di oltre cento pagine che riassume le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso maggio, il quarantenne era stato ritenuto responsabile del femminicidio dell'ex, e condannato all'ergastolo.
Favero era furente, aveva visto precipitare un matrimonio prima organizzato e poi annullato, era stato lasciato dalla donna che ancora desiderava. Ma soprattutto, aveva scoperto sul cellulare di lei che Giada aveva una relazione con un altro uomo, e non sopportava l'idea di perdere il loro figlio, col rischio che venisse affidato alla madre e crescesse con un'altra persona.
A scatenare la furia omicida del quarantenne, la sera del 27 maggio del 2024, era stata la loro ultima, violenta litigata: Giada prende una foto di loro tre, e la strappa davanti agli occhi di Andrea. Un gesto dimostrativo, per fargli capire che tra di loro non c'era più alcuna possibilità di un futuro insieme. Per l'uomo, un gesto di impatto emotivo che scatena la furia: Favero, la notte seguente tra il 28 e il 29 maggio, le somministra di nascosto un sonnifero, e lei, sedata, non riesce a reagire. Inizialmente l'ex compagno aveva provato a far credere che lei stessa si fosse gettata dal cavalcavia: un proposito di suicidio che per i giudici è radicalmente da escludere, sia per le condizioni psicologiche di Giada, sia per il suo momento felice, una vita nuova, un partner con cui sera nata una bella condivisione sentimenti allegri e positivi che lei stessa aveva confidato alle amiche.
Un omicidio, per certo, secondo i giudici. Non però un delitto premeditato: Favero, si legge nelle motivazioni, viveva in un'alternanza di stati d'animo, ondeggiando tra l'aggressività e la tenerezza, la disperazione e la speranza di ricucire il rapporto con la compagna. Fino alla sera del 27 maggio, all'ultimo pesante litigio, durante il prende definitivamente atto che Giada non cambierà idea. E decide , pertanto, di ucciderla.