DROGA, CRESCONO I TRAFFICI TRA L'ALBANIA E L’ITALIA
Breve cronistoria delle operazioni portate a termine solo nelle ultime ventiquattr'ore dalle forze dell'ordine di mezzo Veneto. La polizia di Venezia ha arrestato nella capitale dell'Albania, Tirana, un boss del narcotraffico che aveva gestito i traffici nel veneziano sin dal 2009, e che da quattro anni, dopo al condanna, era latitante.
A Padova, gli uomini della mobile hanno arrestato tre persone, sempre albanesi e residenti in Italia, beccate a Padova Est con due chili e mezzo di cocaina. La finanza di Vicenza e la questura di Rovigo, infine, hanno smantellato una banda di trafficanti (cinque italiani e quattro albanesi) che riforniva di stupefacenti mezzo Veneto, con il coordinamento del capo, pure albanese, che gestiva i traffici dalla cella in cui è rinchiuso a Rovigo.
In poche ore, tre operazioni che raccontano di quanto siano diventati permeanti gli affari sporchi della criminalità albanese nel nostro paese. Un insieme di sodalizi che dagli anni Novanta avevano cominciato a lavorare in piccoli gruppi in Italia, organizzati quasi su matrice familiare, ma che nei decenni hanno scalato le gerarchie nel narcotraffico in Europa passando dall'essere i venditori al dettaglio nelle strade, ai gestori diretti di un business enorme. Ciò che scrive l'ultimo rapporto nazionale antidroga del Viminale è eloquente: "la criminalità albanese ha acquisito ormai un peso internazionale che le consente di essere ritenuta broker affidabile e attento, anche perché abile nell’aggiornare i propri strumenti operativi".
Per la posizione geografica, l'Albania rappresenta un porto franco nel cuore dell'Europa e delle sue regolamentazioni. Da qui parte il controllo dei traffici di marijuana ed eroina lungo “rotta balcanica”, negli stessi territori oltre Adriatico la marijuana viene coltivata e prodotta in grandi quantità. Ma poi c'è soprattutto una spartizione del mercato che ormai è stata consolidata con il placet delle mafie italiane: gli albanesi sono infatti diventai, in mezza Europa, coloro che tessono i rapporti con gli emissari dei gruppi sudamericani fornitori di cocaina, e hanno cominciato a gestirne lo stoccaggio nei porti olandesi e belgi, mentre quelli meridionali rimangono in particola modo tra le mani dei calabresi.
È così, che oggi li ritroviamo nelle strade e nel sottobosco dell'economia criminale. Nell'ultimo rapporto del Viminale (dati del 2024) le persone di nazionalità albanese denunciate per reati di stupefacenti sono state più di 1.800 in tutta Italia. E tra queste, oltre 1300 avevano a che fare con la cocaina.
Il contrasto da parte delle forze dell'ordine, perciò, diventa una terreno di lotta sempre più ampio, e senza esclusione di colpi. perché dall'Albania, gli stupefacenti arrivano via terra a Nordest, e via mare tra Puglia e Sud Italia: nell'Adriatico viaggiano navi, gommoni rubati e recentemente è stato individuato persino un piccolo sommergibile. Un canale di approvvigionamento ormai consolidato, e contro cui le nostre polizie lavorano costantemente. A volte, per fortuna, portando a casa grandi risultati.