NUOVO OSPEDALE, CAMBIA IL PROGETTO? “SÌ, VALUTIAMO”
Regione del Veneto e Azienda ospedaliera sono al tavolo per rivedere il progetto del nuovo ospedale di Padova Est. L'indiscrezione, anticipata alcuni giorni fa dall'assessore alla sanità Gerosa, trova oggi conferma dal direttore generale padovano, il dottor Fortuna. Il quale spiega: sì, stiamo ragionando sul progetto dell'ospedale, ma questo non significa per forza che i tempi si dilateranno o che si rischi di perdere i fondi. E ci mancherebbe pure, aggiungiamo noi.
Perché la fase in cui ci troviamo è veramente il rettilineo burocratico finale prima della posa della prima pietra. Il progetto del nuovo ospedale di Padova è ormai entrato nella fase esecutiva, chiusura definitiva entro il 31 dicembre di quest'anno, ed entro un anno dovrebbe essere indetta la gara d'appalto per poi procedere alla costruzione vera e propria. C'è poi la delibera dell'Inail che a dicembre si è fatta carico di 800 milioni di spese per l'edificazione, mentre i rimanenti 71 milioni riguardano attrezzature e arredi e spettando all'azienda stessa. Perché andare a rimettere mano al progetto proprio ora?
La risposta è duplice: da un lato il progetto preliminare ha ormai qualche anno, e ora va aggiornato sulle nuove esigenze dalla sanità, e perciò si sta ragionando sulle dimensioni, sulla capacità tecnologica e sulle esigenze della popolazione. Dall'altro però, c'è anche la novità introdotta dalla riforma Schillaci, e cioè la nascita degli ospedali di terzo livello, super hub ad altissima specializzazione centralizzata: se si vuole individuare proprio Padova per questo scopo, bisogna rivedere alcuni aspetti tra cui - non secondario - proprio il fatto che lo Stato è destinato ad averci un nuovo ruolo.
Indispensabile, allora, chiedersi se dopo trent'anni di dibattiti e diatribe politiche, proprio ora che sembrava tutto in dirittura d'arrivo, Padova rischi di vedere ancora tutto il progetto buttato all'aria.
Chi vivrà, vedrà. Di certo speriamo che la politica, anche stavolta, non si lasci trainare dell'ennesimo nulla di fatto. Non vogliamo nemmeno immaginarlo possibile.