CARTE IDENTITÀ MANOMESSE, PIÙ CASI A PADOVA
Carte di identità private di microchip: è un fenomeno che merita attenzione a livello nazionale e che inizia ad essere rilevante come accertato negli ultimi giorni in Campania con tre casi analoghi. Anche a Padova sia a Este che a Montagnana due episodi simili, come segnalato dai Carabinieri di Padova che stanno indagando. Persone che si presentano in comune, magari per un banale cambio di residenza, e che però presentano carte d’identità elettroniche manomesse e prive di microchip contactless, abilmente rimosso.
La carta di identità elettronica non è una semplice tessera con fotografia e dati anagrafici: il microprocessore è una parte fondamentale del sistema di sicurezza e identificazione. Custodisce dati personali e biometrici, permettendo l’autenticazione digitale e l’accesso ai servizi online. Alterare materialmente il documento asportando il chip lo rende spesso inutilizzabile per le verifiche elettroniche. Di conseguenza, l’asportazione non sembra frutto di un incidente; del resto, il microchip non è semplicemente “incollato” sulla carta, ma è integrato nel sistema di sicurezza del supporto. Le spiegazioni possono essere diverse. C'è chi lo fa per convinzioni personali legate alla privacy o al timore di forme di controllo, ma gli investigatori valutano anche altre piste, tra cui l’utilizzo illecito dei chip originali. L’ipotesi è che il microchip, rimosso con precisione chirurgica, possa diventare un “pezzo di ricambio” per confezionare documenti falsi più credibili. Il rischio più concreto è quindi il furto di identità: non tanto la contraffazione della carta in sé, quanto lo sfruttamento di componenti e dati autentici per creare un’identità apparentemente affidabile.