ARBITRATO O GIUDICE ISLAMICO? LA PROTESTA PROSEGUE
A due giorni dall'esplosione del caso, non è ancora chiusa la polemica sulla camera di arbitrato islamico, aperta a Padova e finita al centro delle proteste dell'opinione pubblica e sotto la lente della Procura di Padova. Mentre nei corridoi del tribunale padovano il procuratore capo, Gianangelo Racanelli, ha avviato le indagini per capire che cosa sia, chi ci sia dietro e soprattutto che i servizi proposti non confliggano con la legge italiana, il sedicente "tribunale scaraitico" rimane al centro del dibattito nazionale. Matteo Salvini, dopo la capatina a Cadoneghe una settimana fa, ha annunciato che tornerà a Padova, per un altro appuntamento che profuma da lontano di campagna elettorale. Anche Forza Italia, con suo responsabile territoriale ha espresso la sua perplessità: "Perché inserire il termine Sharia?", ha scritto Giampiero Avruscio in una nota, "Usare questo termine per descrivere un arbitrato commerciale crea un'ambiguità pericolosa: fa pensare che si stia legittimando un ordinamento alternativo, parallelo a quello statale". Futuro Nazionale, il partito che per primo ha scoperto e sollevato la questione con l'esposto presentato dall'avvocato forlivese Minutillo, ha deciso invece di rompere gli indugi, e sabato mattina alle 10 sarà in protesta in Prato della Valle.
La questione, insomma, rischia di essere solo agli inizi. E parallelamente all'inchiesta - per ora senza indagati - della procura di Padova, le acque si stanno agitando anche in Parlamento. Un'indagine conoscitiva verrà avviata anche in Commissione Giustizia al Senato, e pure il ministro veneto della giustizia, Carlo Nordio, attende gli esiti dell'inchiesta padovana. Di certo c'è un dettaglio: se di semplice arbitrato si parla, problemi non ce ne sono - lo prescrive e lo disciplina il codice civile italiano. Se invece esce dalle leggi italiane e applica quelle morali islamiche in alcuni contesti su cui non può avere competenza, è tutt'altra questione.