CAPORALATO “MASCHERATO”: ARRESTI IN VENETO E FRIULI
Sfruttavano una serie di società fittizie per fornire alle imprese della logistica lavoratori in barba a qualunque normativa occupazionale e contrattuale. Più di un centinaio, i lavoratori che erano finiti nella cerchia del complesso sistema di frode.
A sradicarlo sono state la Guardia di Finanza di Portogruaro e di Trieste: gli indagati sono complessivamente 14, sparsi in otto province tra cui Udine, Trieste e Venezia. Due persone sono finite agli arresti, una in carcere e una ai domiciliari; dieci, invece, sono le società di comodo che presentandosi come “fornitrici della manodopera” risultavano essere in realtà scatole vuote, intitolate a prestanome e indispensabili per costituire il disegno fraudolento.
Lo schema, in pratica, coinvolgeva il settore della logistica, e utilizzava forza lavoro in barba alle leggi e soprattutto al divieto di "somministrazione di manodopera". Le società fornivano i lavoratori attraverso appalti che assomigliavano a “prestazioni di servizio”, coperte però con l'emissione di fatture (per l'importo esattamente corrispondente al salario dei lavoratori) facendo sì che agli occupati arrivasse il netto pattuito, senza però alcun versamento previdenziale e assistenziale, e ovviamente senza le previste tasse sul lavoro. Legalmente, questo si chiama "caporalato grigio": ben 120 erano i lavoratori coinvolti nella frode. L'accusa ora è di plurime violazioni in materia fiscale, previdenziale, assicurativa e giuslavoristica, oltre all'emissione di fatture false per oltre 5 milioni di euro. Cinque degli indagati sono anche accusati di associazione a delinquere.