PROTESTE CONTRO RUSSIA E ISRAELE ALLA BIENNALE
Al Teatro Piccolo dell’Arsenale la conferenza stampa di presentazione della Biennale d’Arte si apre in un clima acceso. Dentro, le parole del presidente Pietrangelo Buttafuoco. Fuori, le proteste.
Già nei giorni della pre-apertura si infiamma il dibattito su una delle rassegne culturali più importanti al mondo.
Biennale nel mirino dell’Unione Europea, che minaccia di tagliare due milioni di euro di finanziamenti nei prossimi anni. Critiche anche dal Ministro della Cultura Giuli, contrario al ritorno della Russia.
Ma Buttafuoco tira dritto.
All’esterno dell’Arsenale, circa duecento manifestanti protestano contro la presenza del padiglione israeliano. Striscioni e slogan chiedono lo stop al genocidio. Il corteo si muove dalla Sala d’Armi fino al padiglione, per poi uscire dai Giardini rilanciando una nuova mobilitazione prevista per l’8 maggio.
Davanti al padiglione della Russia, invece, la protesta è guidata da attiviste di Pussy Riot (russe) e Femen (ucraine). Volti coperti da passamontagna rosa, fumogeni gialli e blu e bandiere ucraine per denunciare il regime di Mosca.
Nonostante le tensioni, però, la Biennale apre le sue porte all’arte. Code ai Giardini e all’Arsenale anche nel secondo giorno di pre-apertura. E già arrivano le prime immagini suggestive dai padiglioni delle cento nazioni partecipanti.
Un’edizione che si preannuncia tra le più discusse. Se non la più discussa di tutte.