notizie / 25/03/2026 15:26

DOPO IL KO, MELONI TAGLIA I RAMI SECCHI DEL GOVERNO

Altro che Governo stabilmente al suo posto. L'onda d'urto della debacle referendaria a Palazzo Chigi si è sentita eccome, e pure forte. Giorgia Meloni, il giorno dopo la sconfitta alle urne, ha cominciato a tagliare i rami secchi, chiedendo e ottenendo le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e di Giusy Bartolozzi, braccio destro di Nordio a via Arenula. Ma all'alba dell'ultimo anno di governo, quello che servirà per scrivere la nuova legge elettorale e lanciare la campagna alle politiche 2027, nella tabula rasa di coloro che per Fratelli d'Italia rappresentano un ostacolo all'integrità è finita anche Daniela Santanchè, cui la premier ha chiesto espressamente, alla vigilia della partenza per la missione in Algeria, di farsi da parte.

Un “grazie e arrivederci” urlato a mezzo stampa che non ha precedenti, nel governo Meloni, ma che la dice lunga sulla tensione creatasi tra le due. Daniela Santanchè, per ora, non avrebbe alcuna intenzione di piegarsi, e anzi ha lavorato tutto il giorno al Ministero del Turismo come nulla fosse. Costringendo allora la premier, se il braccio di ferro proseguirà, a ritirarle ufficialmente le deleghe, di fatto licenziandola. Oppure, estrema ratio, costringendo la maggioranza a votare la mozione di sfiducia delle opposizioni che andrà ai voti a Montecitorio la prossima settimana. L'ultima goccia di un rapporto che le inchieste sulla "Pitonessa", e ora la volontà di non dimettersi dopo precisa richiesta di Giorgia Meloni, hanno definitivamente deteriorato.

Rimane una considerazione, a bocce ferme. Giusy Bartolozzi ha pagato con la rimozione qualche uscita infelice in campagna elettorale. Andrea Delmastro, dopo averla combinata grossa sul caso Cospito e la rivelazione dei segreti delle carceri dure, si è scoperto fosse in affari con persone legate alla mafia. Santanchè, a processo per falso in bilancio su Visibilia e indagata bancarotta e presunta truffa all'Inps, solo dopo il referendum si è vista recapitare il foglio di via da Palazzo Chigi. Il voto delle urne, insomma, ha scosso le crepe di un Governo instabile. Che solo con lo schiaffo del popolo, meglio tardi che mai, si è reso conto della presenza al suo interno di alcuni suoi membri impresentabili.

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